è un luogo comune affermare che l’artista esprime un proprio mondo. Parlando di Martino Dolci bisogna approfondire il concetto nel senso che il mondo dell’amico non è un’elaborazione astratta delle varie percezioni, ma bensì  in lui è l’identificazione della sua sensibilità, del suo istinto, della sua anima. Ogni sua tela è parte vivente della sua realtà, una realtà che trova, seppur nella rappresentazione oggettiva, intime e profonde vibrazioni di senso umano. Non si può non guardare la sua tela senza rivivere le emozioni che lui stesso ha provato. La natura, pur nella sua varietà creativa, è sempre stata non semplicemente uno stimolo, ma bensì un bisogno di identificazione: basta solo che lui abbia visione di un reperto, di un ingresso, di un vicolo, di una statua, di una fontana e le percezioni subito si traducono nell’estrosità della forma e del colore fino ad essere un momento per lui di emozione. Quindi, non vale parlare della sua abilità nel distribuire il colore, nel riuscire a dare quelle armonie che rendono vive il disegno e la rappresentazione. Di lui è stato scritto molto con un consenso vastissimo.
A me preme dire solo una parola sull’uomo, singolarissimo: credo che pochi pittori abbiano saputo identificare la propria persona con le realtà circostanti come ha fatto il Dolci, realtà semplici ma sempre oneste ed originali. Il modo di comportarsi con i colleghi: vivo è il ricordo degli incontri al Cantinone dove gli artisti bresciani, con le loro singolari caratteristiche, trovavano nell’incontro e nello scambio di esperienze il modo di rendere vivo il loro bisogno di parlare d’arte in quanto nell’arte hanno sempre visto il senso più autentico della vita. Ogni suo quadro è un frammento vivente della realtà bresciana: in lui il bisogno  di trascrivere ogni sensazione era come il bisogno di respirare, di rendere la realtà a lui esterna un modo intimo, profondo di identificazione della sua personalità. Non è la sua opera semplice espressione di costume locale, la sua ha un valore di grande orizzonte creativo che si fa luminoso per la singolare capacità di rendere il quadro luce di visione, di interesse, di memoria e di passione.
Per concludere, l’opera di Dolci non è solo biografia di un grande artista, ma è testimonianza di capacità creativa tale da far rivivere la nostra realtà essendone quasi ideale storia suscitatrice di nostalgia e di amore. Rimane, quindi, il grande artista legato alla storia bresciana che trova permanente celebrazione nelle emozioni che le sue opere danno a chi ha la fortuna di contemplarle.

Bruno Boni
Dicembre 1996

Previo appuntamento, è possibile visionare la permanente di Martino Dolci
(in esposizione circa 80 opere) presso la sede di Cascina Aurora.
Per maggiori informazioni: 030.3532511